Johnson Earvin
Earvin nasce a Lansing il 14 agosto del 1959, quarto di sette figli. Dal padre, Earvin johnson sr, impara le nozioni basilari della pallacanestro e già dalle scuole elementari mostra grandi doti di passatore.
Carriera
Alle scuole medie Earvin esibiva un repertorio da grandissimo giocatore, con doti di ball-handling e grande prestanza fisica: per queste doti tutti i licei della zona avrebbero fatto carte false per averlo. La scelta del giocatore cadde (causa anche alcune politiche di integrazione razziale messe in atto negli anni 70’) su Everett High School. Qui, nonostante fosse il più alto giocatore della squadra, venne schierato come play maker. Scelta tanto bizzarra quanto redditizia: Earvin divenne al suo primo anno miglior giocatore del campionato e nel quinquennio che porta dal 73 al 77 giudò la squadra alla vittoria del campionato statale. Date le statistiche straordinarie e la grande abilità con cui passava la palla, a Earvin fu affibbiato il soprannome “magic”. Quando fu tempo ti andare al college Magic optò per il Michigan State University dove per due stagioni (dal 77 al 79) indossò la maglia degli Spartans. Nella prima stagione i numeri di Magic furono eccellenti, ma la squadra non riuscì a qualificarsi per le finali NCAA. Nella sua seconda stagione però riuscì a guidare la squadra alle finali dove affrontò gli Indiana State Sycamores, la squadra di un altro prossimo campione NBA: Larry Bird. Gli Spartans riuscirono ad avere la meglio e Johnson fu nominato MVP e insignito del titolo di All-America. Subito dopo Magic si proclamò eleggibile al Draft NBA del 1979 e i Los Angeles Lakers (che avevano la prima scelta assoluta) fecero firmare un contratto da 600.000 dollari al giocatore. In quei Lakers giocavano campioni del calibro di Kareem Abdul-Jabbar e James Worthy, tuttavia Magic mantenne numeri importanti durante tutta la stagione consacrandosi a campione assoluto nelle finali NBA contro i Philadelphia 76ers di Julius Erving dove, schierato in gara 6 come centro (a causa dell’ infortunio di Kareem Abdul-jabbar) portò i lakers al titolo con una partita da 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle recuperate. Earvin “Magic” Johnson, appena ventenne, nella sua stagione da rookie, venne eletto MVP delle finali NBA. La stagione seguente fu la più dura di tutta la carriera di Magic a causa di un brutto infortunio che lo tenne fermo per circa 50 partite. I Lakers riuscirono comunque a qualificarsi peri playoff NBA ma, causa una gara 3 disastrosa di Johnson, vennero eliminati dagli Houston Rockets con un secco 3-0. La stagione 81-82 però, grazie anche alla forma ritrovata di Magic e all’ arrivo in panchina di Pat Riley, vide i Lakers tornare campioni NBA battendo in finale ancora una volta i 76ers. Nella stagione 82-83 i Lakers sembravano inarrestabili e, con una cavalcata trionfale arrivarono per la terza volta in 4 stagioni alle finali dove ad aspettarli c’ erano ancora una volta i Philadelphia 76ers. Questa volta Magic dovette arrendersi per 4-0 alla squadra di Philadelphia che si era rinforzata durante l’ off-season con l’ arrivo di Moses Malone. Negli anni seguenti i Lakers dovettero sfidarsi con i Boston Celtics guidati da una vecchia conoscenza di Magic: Larry Bird. Le finali 83-84 furono tra le più emozionanti della storia: la disputa tra Lakers e Celtics si concluse con una emozionante gara 7 che vide trionfare la squadra di Boston e Larry Bird (che ebbe la rivincita della finale NCAA) fu nominato MVP delle finali. L’ occasione per affrontare di nuovo i Celtics, Magic l’ ebbe dopo appena un anno, al termine della stagione 84-85, infatti, Bird era ancora in finale, così come Johnson. Stavolta fu proprio quest’ ultimo a portarsi a casa il titolo NBA battendo la squadra di Boston in gara 6. Questa fu la prima vittoria in una finale per i Lakers contro i Celtics, dopo ben 8 sconfitte consecutive. Nella stagione 85-86 ci fu la seconda esclusione in carriera per Magic dalle finali NBA. L’ uscita prematura della squadra arrivò per 4-1 alle finali di conference per mano degli Houston Rockets che, in seguito, vennero sconfitti in finale da Larry Bird e i suoi Celtics. La stagione 86-87 fu ricordata per essere stata l’ ultima sfida in finale tra Bird e Magic (quell’ anno eletto MVP della regular season). Al termine della serie, finita 4-2 per i lakers, Johnson fu eletto MVP delle finali. Celebre fu il “junior sky hook” con cui Magic decise gara 4. Prima dell’ inizio della stagione 87-88 Pat Riley dichiarò pubblicamente che i Lakers avrebbero vinto il titolo NBA per la seconda volta consecutiva. E in effetti così accadde: in finale si scontrarono con i Detroit Pistons di Isiah Thomas, altro grande playmaker NBA e grande amico di Johnson. Il rapporto tra i due si deteriorò a causa di uno scontro in gara 5. I Lakers si aggiudicarono il titolo per 4-3 con James Worthy che a sorpresa riuscì a strappare il titolo di MVP delle finali a Magic. Nella stagione 88-89 arrivò il secondo titolo di MVP della regular season e i Lakers tornarono a sfidare i Pistons in finale, questa volta però fu Isiah Thomas a trionfare con un umiliante 4-0. Il campionato 89-90 si aprì con il ritiro di Kareem Abdul Jabbar e si chiuse con la sconfitta alle semifinali di conference per mano dei Phoenix Suns di Charles Barkley, nonostante Magic avesse vinto il terzo titolo di MVP della regular season. Nella stagione 90-91 i Lakers dovettero arrendersi in finale per 4-1 ai Chicago Bulls del primo titolo guidati da Horace Grant, Scottie Pippen e Michael Jeffrey Jordan. Prima dell’ inizio del campionato 91-92 il dottor Mellman, durante un controllo di routine, scoprì che Magic Johnson aveva contratto il virus dell’ HIV. Così il 7 novembre 1991 ci fu la conferenza stampa di addio alla pallacanestro in cui Magic scioccò il mondo dello sport. Così a 32 anni, con 12 stagioni NBA alle spalle, ci fu il suo ritiro. Questo non durò molto in quanto (votato dal pubblico nonostante fosse ritirato ufficialmente) partecipò all’ All-Star game della stagione dove riuscì a vincere il premio come miglior giocatore della partita. Nell’ estate del 1992 ci fu il ritorno ufficiale durante le qualificazioni ai giochi olimpici di Barcellona 1992 e in seguito partecipò alla spedizione olimpica facente parte del Dream Team USA insieme a giocatori del calibro di Malone, Bird, Jordan, Pippen, Barkley, Drexler, Ewing, Mullin, Robinson e Stockton. La squadra, guidata da Chuck Daly, stravinse la medaglia d’ oro olimpica anche grazie alle grandi prestazioni di Magic che dichiarò subito dopo il successo olimpico di voler riprendere la carriera NBA, ma a causa del grande polverone che altri giocatori avevano creato sul suo eventuale ritorno da siero positivo, fu costretto ad abbandonare l’ idea. Il suo rientro in NBA però non tardò molto: nel marzo del 1994 Johnson, implorato dal GM Jerry Buss, tornò come allenatore dei Los Angeles Lakers ma, dopo meno di un mese, annunciò di non voler più allenare. Sembrava finita la sua carriera NBA con l’ avventura da allenatore quando, nel gennaio del 1996, tornò con la maglia gialloviola in una partita contro i Golden State Warriors.
Dopo il ritiro
Johnson parve visibilmente ingrassato, ma il suo fisico imponente gli consentì di giocare nel ruolo di ala forte. La sua ultima avventura si concluse con l’ eliminazione al primo turno di playoff per 3-1 contro gli Houston Rockets guidati da Hakeem Olajuwon. Dopo questa serie Magic Johnson si ritirò dal Basket ad alto livello. Nello stesso anno (per la festa dei primi 50 anni dell’ NBA) Magic venne selezionato come uno dei 50 migliori giocatori di sempre nell’ NBA e nel 2002 il nome di Earvin Magic Johnson figura tra i membri del Naismith Memorial Basketball Hall Of Fame.
Curiosità
Attualmente è presidente di una franchigia di baseball (Los Angeles Dodgers) ed è uno degli opinionisti di Basket più riconosciuti negli USA. Nella sua carriera Magic non solo ha cambiato il modo di vedere lo sport della pallacanestro facendolo diventare un vero e proprio “show”, ma ha anche sensibilizzato ed informato molte persone sulla scottante tematica della siero-positività dimostrando con il suo esempio che anche i siero-positivi fossero in grado di vivere la vita al meglio.