Kakà Ricardo
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Nato il 22 Aprile 1982 a Brasilia, Ricardo Izecson Dos Santos Leite, meglio conosciuto come Ricardo Kakà, è figlio di un ingegnere e di un’insegnante di matematica.
Il padre e la madre di Ricardo da buoni brasiliani assecondano la passione per il pallone dei due figli.
Anche il secondo figlio della coppia infatti, Digao, seguirà le orme del fratello e intraprenderà, con minor successo, la carriera da calciatore.
Ricardo Kakà è correttezza, educazione e classe sopraffina: il bello dello sport.
Ha scritto pagine indelebili della storia del Milan negli anni 2000 contribuendo ai successi nazionali ed europei della squadra allenata all’epoca da Carlo Ancelotti.
Vi siete mai chiesti come mai Kakà, ogni volta che realizzava un gol, alzava gli occhi al cielo?
Vi siete mai chiesti perché il fuoriclasse brasiliano è cosi legato a Dio?
Egli più volte ha dichiarato di essere cresciuto, sin da piccolo, con l’educazione della Bibbia, ma dal mese di Ottobre del 2000, probabilmente, Kakà è diventato ancora più devoto a Gesù.
In quel periodo, infatti, quando l’asso verdeoro aveva ancora 18 anni e si affacciava timidamente alla prima squadra del San Paolo, accadde un fatto particolare.
Ricardo si trovava in un parco acquatico, si tuffò in una piscina e batté violentemente la testa, procurandosi la frattura della sesta vertebra cervicale: solo per una circostanza fortunata (o, se volete, per un miracolo), evitò la paralisi.
“I belong to Jesus”, “Io appartengo a Gesù”, è la scritta che Kakà porta in una t-shirt sotto la maglia del Milan e che lo stesso giocatore mostra al pubblico soprattutto dopo un gol.
“Un bambino felice ha Gesù nel cuore”, c’era scritto nella porta della sua stanza a San Paolo.
“Dio è fedele” è quanto si legge, invece, nelle sue scarpe Adidas.
Insomma, il campione del Milan è molto legato alla religione evangelica ed ha anche dichiarato che gli piacerebbe diventare un pastore evangelico ora che la carriera da calciatore è finita.
La favola di Kakà potrebbe partire da qui, dal racconto della vita di un ragazzino come un altro che tira calci al pallone e che si ritrova, nel giro di pochissimi anni, sul tetto del mondo con la nazionale brasiliana e con il Milan.
Il centrocampista carioca ha iniziato a giocare nelle squadre giovanili del San Paolo. Spesso, alla fine degli allenamenti, Kakà portava a casa con sé, per la merenda, diversi suoi compagni di squadra, che contrariamente a lui erano quasi tutti poveri e non potevano permettersi di mettere qualcosa sotto i denti a metà pomeriggio.
Ricky, nella vita, quindi, fin da piccolo era già un grande.
Ma nel suo cuore batteva l’amore per il calcio.
Il suo debutto con la prima squadra del San Paolo è avvenuto il 12 Gennaio 2001, mentre la principale formazione giovanile disputava con brillanti risultati la “Coppa Rio-San Paolo”, l’equivalente del torneo Viareggio in Italia.
Inizialmente Ricardo fatica a mettersi in mostra a causa del suo fisico esile; gli allenatori, come spesso accade, preferiscono puntare su ragazzi più robusti e lavorano non sulle doti del giocatore, ma sulla sua struttura fisica.
La svolta avvenne il 7 Marzo 2001, giorno della finalissima contro il Botafogo.
Al 59’, l’allenatore Oswaldo Alvarez lo gettò nella mischia al posto di Fabiano, scatenando la reazione scandalizzata dei commentatori radiotelevisivi: “Incredibile, mister Alvarez è pazzo, in un momento concitato della finalissima contro il Botafogo ha sostituito Fabiano con una riserva delle giovanili.”
Quel giorno Kakà segnò 2 gol in altrettanti minuti e regalò alla sua squadra, per la prima volta nella sua storia, la “Coppa San Paolo”.
Le 2 reti nella finale del torneo giovanile, però, non convinsero, all’epoca, tutti gli addetti ai lavori.
Gli esperti di calcio non ci credevano tanto.
Eppure, l’anno seguente, nel 2002, Ricardo si laureò campione del mondo con il Brasile, giocando uno spezzone della partita vinta 5-2 con il Costa Rica.
Al Milan, invece, il giocatore è arrivato nel 2003, su segnalazione del suo grande amico Leonardo.
Era un po' timido, il ragazzino Kakà arrivato dal Brasile.
Occhi esperti avevano visto in lui la stoffa del fuoriclasse ma qualcuno temeva che un bravo ragazzo come Ricky non possedesse la grinta sufficiente per imporsi in un campionato duro come quello italiano; un ragazzo gentile, impastato di fede, principi e buoni sentimenti; un personaggio degno di una favola.
Uno che poi, nel tempo, ha dimostrato di essere il più forte di tutti, non soltanto sui campi da calcio.
Qualcuno, all’epoca, criticò l’ingaggio del trequartista brasiliano, ma, contro ogni previsione, Ricky conquistò sin da subito la maglia da titolare, diventando il nuovo “Re di Milano”.
Kakà ha esordito in Serie A il 1° settembre 2003 contro l’Ancona; negli anni successivi Kakà ha fatto incetta di trofei, di cui parecchi individuali.
La vetrina dei trofei di Ricardo si commenta da sola: è certamente quella di uno dei più grandi calciatori che abbia mai calcato un campo di calcio nel mondo.
Per quanto riguarda le doti del calciatore, abbiamo sicuramente la sua grande visione di gioco: qualcuno lo paragona addirittura a Rivera, per la sua caratteristica capacità di “vedere”, leggere l’azione prima di giocare il pallone, soprattutto nei triangoli fra gli spazi stretti.
Poi la sua caratteristica migliore: lo scatto e la progressione palla al piede: nei primi 10 metri non è velocissimo di gamba, ma è rapidissimo di testa, intuendo e decidendo in qualche centesimo di secondo dove sia giusto inserirsi per ricevere il passaggio, precedendo, dunque, a livello mentale, la mossa del difensore.
Quando parte palla al piede, anche l’avversario più veloce nel breve non ha scampo, quando le lunghe leve del brasiliano accelerano implacabili.
Per quanto riguarda la tecnica individuale, è straordinaria la sua padronanza nello stop, nel tocco, nell’eleganza del movimento.
È sufficiente un attimo perché il difensore perda il tempo nel tentare di recuperare il pallone, grazie alle capacità del brasiliano di inventare, in un nanosecondo, la giocata più semplice, ma nello stesso tempo più raffinata e spettacolare.
Nella sua carriera ha messo a segno diversi gol indimenticabili, uno su tutti la rete siglata nel tempio dell’Old Trafford contro il Manchester, nella primavera 2007, la rete che gli regala il pallone d’oro.
Su lancio del suo portiere, fugge verso l’area inglese, evita Fletcher con un “sombrero”, con una finta inganna i difensori Heinze ed Evra che si scontrano goffamente tra di loro, per poi concludere alle spalle di Van Der Saar.
Non sembra realtà. È un gol degno del più grande fuoriclasse del mondo, che alla fine di ogni partita sembra sfilarsi la maglia da gioco per mostrare, dopo aver sistemato il garofano rosso all’occhiello, il suo vero abito, un elegante “Smoking Bianco”, il soprannome che lo ha accompagnato per tutta la carriera.
Fonti
- Sito: Newsmondo.it
- Libro: La favola di Kakà.