Kee-Chung Sohn

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IMMAGINI

Sohn Kee-chung, conosciuto anche con i nomi Son Kitei e Son Gi-jeong (Sinŭiju, 29 agosto 1912 – Seul, 15 novembre 2002), è stato un maratoneta giapponese, coreano di nascita. Gareggiò con il nome di Son Kitei per il Giappone, in quanto all'epoca il suo paese natale era sotto la dominazione nipponica.

BIOGRAFIA

Nato in Corea, studiò alla Yangjeong High School a Seul ed in seguito alla Meiji University in Giappone, terminandola nel 1940. Ai Giochi della XI Olimpiade, tenutasi a Berlino, si presentò come grande favorito, in virtù della miglior prestazione mondiale (2h26'42") ottenuta a Tokyo nel 1935 e delle 9 vittorie su 12 maratone disputate in carriera (con un terzo posto come peggior risultato). Nel 1935, stabilì la miglior prestazione mondiale nella maratona in 2h26′42″, vincendo i Campionati giapponesi, risultato che non sarebbe stato migliorato che nel 1947 da Yun Bok-suh. Forte di un severo allenamento con i pesi (correva con un sacco di sabbia sulle spalle) A Berlino Sohn Kee-chung prese il comando fin dai primi chilometri insieme al britannico Ernest Harper e al campione uscente, l'argentino Juan Carlos Zabala. Zabala mollò al 28º km, liberatosi di Harper poco dopo vinse l'oro nella maratona dimostrando una netta superiorità, ottenendo il record olimpico in 2h29'19" e precedendo di oltre 2 minuti Harper (medaglia d'argento) e l'altro coreano Nam Sung Yong, anch'egli in gara per il Giappone con il nome di Shoryu Nan. Aveva disputato, in totale, 13 maratone: prima dei Giochi, sette a Seul e cinque a Tokyo, dove studiava legge all'Università Maiji.

Durante la premiazione Sohn non sollevò mai la testa e nelle interviste fece di tutto per sottolineare di essere coreano. Nonostante le insistenze del Comitato Olimpico Coreano, il CIO non ha mai assegnato alla Corea quello che, di fatto, risulta essere il primo oro di un suo atleta. Solo nel 2011, nel profilo ufficiale dell'atleta, il Comitato Olimpico Internazionale presentò la sua vera storia. Terminata la carriera da atleta Sohn si dedicò ad allenare altri maratoneti, tra i quali Seo Yun-bok, che nel 1947 gli tolse il record mondiale, e Hwang Young-cho che vinse l'oro olimpico a Barcellona 1992. Considerato un eroe nazionale, fu l'ultimo tedoforo ai Giochi olimpici di Seul 1988.


CARRIERA

Sohn Kee-chung è tra gli atleti che presero parte delle Olimpiadi del 1936, l’edizione nazista dei Giochi che Adolf Hitler. La corsa ha fatto parte della vita di Sohn fin dall’infanzia: nato nel 1912 a Sinuiju nella regione Pyeongan del Nord, l’attuale Corea del Nord, Sohn comincia presto ad aiutare la sua famiglia ad arrivare alla fine del mese con dei lavori saltuari in città, soprattutto consegne che fanno correre il ragazzino da una parte all’altra della città per tutto il giorno. All’età di 16 anni trova un lavoro a Dandong in Cina e per raggiungerlo ogni giorno percorre di corsa 8 chilometri per andare e 8 per tornare, perché non ha soldi per pagare i mezzi di trasporto. Sebbene corra per necessità più che per scelta, la predisposizione di Sohn per le corse su lunga distanza appare evidente fin da subito. Fra il 1933 e il 1936, Sohn vince 10 delle 13 maratone a cui prende parte in Corea e in Giappone, entrando così a far parte della squadra Olimpica. Il 3 novembre del 1935 stabilisce il record del mondo sui 42km di 2 ore 26 minuti e 42 secondi, un record che resterà imbattuto fino al 1947. Alle Olimpiadi del 1936 questo semi-sconosciuto atleta dell’Asia orientale sorprende il mondo battendo tutti gli avversari e vincendo la maratona con un tempo di 2 ore 29 minuti e 19 secondi, nuovo record olimpico. Un successo amaro però il suo, perchè alla cerimonia di premiazione è la bandiera giapponese che viene innalzata, mentre nello stadio gremito risuonano le note dell’Inno dell’Impero che tiene soggiogato il suo Paese. Sohn, dopo le lacrime sul podio, non fa nulla per nascondere la propria vera patria: firma autografi e documenti con il nome coreano e nelle interviste ribadisce di essere un figlio della Corea: "Il corpo umano può fare solo fino a un certo punto. Poi devono subentrare il cuore e lo spirito", spiega ai giornalisti. Un quotidiano di Seoul, il "Dong-a libo", mette in prima pagina la fotografia ritoccata della premiazione della maratona, con le tute di Sohn e di Nam Seung-yong senza il simbolo del Sol Levante: il governo di Tokyo reagisce duramente, arrestando otto persone coinvolte nella pubblicazione e sospendendo l'uscita del quotidiano per nove mesi. La medaglia d’oro di Sohn e quella di bronzo del suo collega coreano Nam Sung-yong giunto terzo, vengono conteggiate a favore del Giappone e tutt’oggi sono accreditate ufficialmente a quello stesso Paese. Sohn e Nam, con la medaglia al collo e la corona d’alloro, ma il volto cupo e la testa china a manifestare il proprio dolore. Il quotidiano coreano Dong-a Ilbo pubblicherà’ fotografie di Sohn e di Nam sul podio con il disegno della bandiera giapponese cancellato dalla loro uniforme, ma per rappresaglia il governo coloniale nipponico farà imprigionare otto persone e sospendere per nove mesi la pubblicazione del giornale. Dopo l’Olimpiade Sohn non gareggiò più, scelta mossa dal fatto che non volle più gareggiare per l’Impero Nipponico. Per i maratoneti coreani Sohn è stato una fonte costante di ispirazione e supporto. Nel corso degli anni ha ricoperto diverse cariche, compresa quella di Presidente dell’Associazione coreana delle federazioni atletiche e di membro del Comitato olimpico coreano. E’ stato il portabandiera alle Olimpiadi del 1948 a Londra e si racconta che abbia svolto un ruolo di primaria importanza nell’ottenere per Seul il diritto di ospitare le Olimpiadi estive del 1988, per le quali gli è stato dato l’onore di entrare nello stadio per l’ultimo tratto del tragitto della torcia olimpica. La Repubblica Dominicana nel 1956, Haiti nel 1969, la Corea del Sud nel 1992 e St. Vincent nel 1994 lo hanno onorato sui loro francobolli e con speciali annulli filatelici. Alla figura del maratoneta Sohn è inoltre associato un misterioso tesoro nazionale «coreano» numero 194 che è custodito nel Museo Nazionale della Corea. Si tratta di un elmo greco di bronzo risalente al sesto secolo a.C., inviato prima dei giochi olimpici del 1936 al Comitato organizzativo delle Olimpiadi dal giornale sportivo greco Vradiny per essere offerto in dono al vincitore della maratona. Il Comitato olimpico, in linea con il proprio regolamento secondo cui può partecipare alle Olimpiadi solo chi si occupa di sport in forma amatoriale, quindi non remunerativa, non consegnerà mai l’elmo a Sohn, ma lo donerà al Museo delle Antichità (Antikmuseum) di Berlino, dove rimarrà ben protetto per 50 anni. Si racconta tuttavia che la consegna dell’elmo a Sohn sia stata bloccata in realtà dagli allenatori giapponesi. Grazie all’intervento di un giornale greco, l’elmo verrà consegnato nelle mani di Sohn da Willi Daume, membro del Comitato Olimpico Internazionale e allora presidente del Comitato Olimpico della Germania, soltanto nel 1986 in occasione di un ricevimento tenutosi a Berlino Ovest il 10 agosto, esattamente 50 anni dopo la vittoria del maratoneta coreano. L’elmo è di stile corinzio, con protezione del naso e delle guance, è alto 21,5 cm ed è stato forgiato nel sesto secolo a.C. nel pieno rigoglio delle Olimpiadi greche. Fu scoperto in Grecia dall’archeologo tedesco Ernst Curtius nel 1875. Sohn lo donò poi al Museo Nazionale della Corea e il 7 marzo 1987 l’elmo divenne il tesoro nazionale numero 904 della Corea. Questo oggetto occupa un posto importante nella storia della Corea, come ricordo del turbolento passato della nazione. Sohn, che morì nel 2002 all’età di 90 anni, nel donare l’elmo al museo disse: «Questo elmo non appartiene a me, ma alla nostra nazione.»