Merzario Arturo Francesco
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Arturo Francesco Merzario (registrato come Arturio per via di un errore all'anagrafe), nasce a Civenna, l'11 marzo del 1943. Merzario è un ex pilota automobilistico italiano, che ha corso in tutte le discipline, dalle piccole turismo fino alla Formula 1.
Carriera
Arturo Merzario, figlio di un imprenditore edile, impara a guidare già in tenera età e debutta nelle corse a soli 19 anni quando in occasione della Coppa Fisa a Monza si classifica all’8° posto al volante della sua Alfa Romeo Giulietta Spider Veloce dotata di hard-top, autoradio e mangiadischi. Il primo trionfo rilevante arriva l’anno successivo, con la vittoria di classe (GT) al Rally di Sardegna con un’Alfa Romeo Giulietta SZ.
Dopo una stagione con l'Alfa Romeo Giulietta SZ, acquistò una Fiat Abarth 1000 con l'aiuto del padre, e ne affidò la preparazione a Samuele Baggioli di Milano. Nel 1964, con questa vettura, sfiorò il titolo di Campione Italiano per vetture turismo. Nel 1967, a bordo di una Fiat Abarth 1000 semi-ufficiale, si classificò terzo nel Campionato Europeo Turismo per la Scuderia del Lario.
Il 1972 è invece l’anno del debutto in F1: disputa due GP con la scuderia di Maranello risultando più lento dei due compagni di squadra (Regazzoni e il belga Jacky Ickx) ma conquista punti (6° in Gran Bretagna) già alla prima gara (nessun altro pilota italiano, a parte Vitantonio Liuzzi, è più riuscito ad ottenere questo importante risultato).
La migliore stagione nel Circus di Arturo Merzario è però indubbiamente quella del 1973 (conclusa comunque dietro al coéquipier Ickx): 12° posto assoluto nel Mondiale grazie a due quarti posti in Brasile e in Sudafrica.
Nel 1975 disputò diverse gare del campionato italiano turismo al volante di una Ford Escort 2000.
Nel 1976 disputò qualche gara con l'Alfa Romeo 33SC12. Nel 1985 Merzario vinse il Campionato Italiano Prototipi con una Lucchini leggermente modificata. Nel 1986 costruì, partendo da un telaio Lucchini, sei esemplari della Symbol, una biposto corsa con motore Alfa Romeo. Con la Symbol disputò varie edizioni del Campionato italiano, fino al 1990. All'inizio della stagione 1991 ebbe l'incidente più grave della sua carriera: a bordo di una vettura prototipo uscì di pista a Magione, riportando numerose fratture agli arti inferiori. Nel mese di ottobre tornò alle corse del Campionato Italiano Prototipi e pochi giorni dopo giunse 2º alla 6 Ore di Vallelunga.
Alla fine degli anni Novanta Arturo Merzario prende parte al campionato International Sports Racing Series: nel 1997 vince tre gare su quattro nella categoria SR2 (Donington, Brno e Jarama), nel 1998 trionfa al Paul Ricard nella categoria CN e nel 1999 sale sul gradino più alto del podio a Monza e a Spa nella classe SR2.
Negli anni Duemila Merzario continua a correre con le GT (principalmente Ferrari e Porsche) e ancora oggi è più facile incontrarlo in pista – il suo habitat naturale – che per strada.
Curiosità
Nel Gran Premio di Germania del 1976, Arturo Merzario salvò Niki Lauda, nell’incidente al Nürburgring.
Poco prima della corsa, la pioggia aveva reso i 22,835 km della Nordschleife insidiosi, ma nonostante la sollecitazione di qualche pilota, la direzione optò per scendere in pista. Tra i meno convinti c’era Niki Lauda, campione iridato in carica e leader della classifica generale.
Passarono solamente tre giri e poco dopo la curva Ex-Muhle e il tornante Bergwerk, Lauda perse il controllo della sua monoposto, la Ferrari 312 T2, schiantandosi contro una parete rocciosa prima di essere rimpallato in pista. Nel colpo perse il casco, mentre poco dopo la sua vettura venne colpita da quelle di Harald Ertl e Brett Lunger e iniziò a prendere fuoco. Il pilota austriaco, ancora cosciente, venne così avvolto dalle fiamme.
Passarono qualche secondo e sul luogo dell’incidente si fiondò anche Arturo Merzario che gli salvò la vita estraendole dall'abitacolo.
Così Merzario ricorda quel giorno: "Dell’incidente di Lauda bisogna analizzare tre aspetti: ha perso il casco nel primo impatto e per questo è stato esposto alle fiamme e alle bruciature, le esalazioni di magnesio lo stavano ammazzando e non da ultimo, è stato davvero difficile estrarlo dalla macchina. Gli altri usavano l’estintore, io non riuscivo a schiacciare la levetta per sbloccare la cintura perché si dimenava: la sua fortuna fu quella di svenire così io riuscii a liberarlo. Un’altra sua fortuna è stata la respirazione artificiale che ho imparato al militare e che gli ha consentito di rimanere in vita per circa 10 minuti prima dell’arrivo dei soccorsi".
Segni distintivi
Tutti gli appassionati di automobili, conoscono Arturo Merzario principalmente per i suoi due segni distintivi: i capelli lunghi e il cappello da cowboy (simbolo della sua passione per il vecchio West).