Origini delle Olimpiadi
La storia delle Olimpiadi greche ci è narrata in larga misura dalle due opere ascrivibili ad Omero: L'Iliade e L' Odissea nelle quali si raccontano le vicende legate alla città di Troia, colonia greca.
Nell'Iliade troviamo la narrazione del funerale di Paco, amico e fratello di Achille, durante il quale si inducono delle competizioni sportive in onore del defunto.
Nell'Odissea, il capitolo dedicato allo sport, è quello che narra dell'incontro tra Ulisse ed una principessa, in seguito alla sua vittoria in alcuni giochi.
Gli elementi distintivi degli sport nell'età antica sono l'essere riservati all'aristocrazia e l'essere istituiti in onore di qualche divinità o per onorare un defunto consentendogli un più agile passaggio nella vita ultraterrena. Si pensava, infatti, che il sangue ed il sudore versati in occasione di questi giochi fossero fonte di energia per il defunto. Tutti i grandi giochi si svolgevano non solo nell'Ellade, ma in tutte le regioni vicine e le colonie.
Dobbiamo, quindi, proprio a Omero la più antica descrizione di giochi atletici: gli agoni funebri banditi da Achille per onorare l'amico Patroclo, ucciso da Ettore.
Quei versi colpirono profondamente Friedrich Schiller, che affermò: "Non ha vissuto invano chi ha potuto leggere il XXIII canto dell'Iliade". Omero, per fare un solo esempio, ha tratteggiato mirabilmente il vigore dei condottieri achei Aiace e Ulisse nella gara di lotta (Iliade XXIII, 902-912, trad. di Vincenzo Monti): "Nel mezzo della lizza entrambi accinti / presentarsi, e stringendosi a vicenda / colle man forti s'afferrar, siccome / due travi, che valente architettore / congegna insieme a sostenere d'eccelso / edificio il colmigno, agli urti invitto / degli aquiloni. Allo stirar de' validi / polsi intrecciati scricchiolar si sentono / le spalle, il sudor gronda, e spessi appaiono / pe' larghi dossi e per le coste i lividi / rosseggianti di sangue".
Nell'VIII libro dell'Odissea Omero descrisse anche i giochi organizzati dal re dei Feaci, Alcinoo, in onore di Ulisse. Gare sportive che s'intrecciavano con la musica, la danza e l'ispirazione poetica del cieco "immortal cantore" Demodoco.