Ortiz Idalys
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Idalys Ortiz nasce a Pinar del Rio nel 1989, conquista il titolo di judoka cubana grazie alle quattro medaglie olimpiche vinte durante i suoi anni di carriera. Fin da piccola sognava di entrare a far parte della scuola sportiva comunemente chiamata nel suo paese d’origine EIDE, infatti fu osservata da molti tecnici che lavoravano nella scuola nazionale cubana sportiva e all'età di quindici anni diventa parte integrante della squadra nazionale cubana. Dopo aver conquistato due titoli nei campionati panamericani nel 2007 e 2008, la Ortiz partecipa alle olimpiadi di Pechino 2008 conquistando non solo una medaglia di bronzo ma anche il titolo di judoka più giovane nella sua categoria. Imbattibile a livello continentale, Idalys Ortiz vince l’oro alle olimpiadi disputate a Londra nel 2012 contro la giapponese Mika Sugimoto nella categoria +78 kg, da qui inizia la lunga carriera di quest’atleta che nel 2013 e 2014 viene definita grazie a tutte le sue vittorie campionessa del mondo. Dopo aver vinto la seconda medaglia d’oro nei giochi panamericani a Toronto 2015, rappresentò di nuovo il suo paese nei giochi olimpici di Rio 2016 dove vinse l’argento, successivamente difese il suo titolo a Lima nel 2019 prima di partecipare a Tokyo 2020. Ovviamente come ogni atleta deve affrontare non soltanto la situazione globale del covid19 ma anche problemi dovuti alle sue condizioni fisiche, infatti in seguito a quest’ultime ha dovuto rinunciare a molte gare importanti, che nell’ambito sportivo sono elementi decisivi per ottenere una buona condizione fisica con il fine di arrivare al massimo alle olimpiadi di Tokyo. Nonostante tutto con grande orgoglio e responsabilità si ritrova a capitanare la squadra femminile di cuba e successivamente si ritrova in finale contro la giapponese Akira Sone a vincere la medaglia d’argento nella categoria +78 kg. Prima della gara ha dichiarato la sua passione con queste semplici parole: “Dietro a una medaglia c’è molto, per esempio più della metà della mia vita nei tatami, allenandomi, correndo al sole. Dietro a una medaglia c’è che sono tre mesi che non vedo mia madre e che a 31 anni non ho potuto avere un figlio. Ma anche l’immensa soddisfazione della mia gente, perché è a lei che dobbiamo tutto.”