Oscar Pistorius
Oscar Pistorius nasce a Pretoria,in Sudafrica, il 22 novembre 1986,da Henke e Sheila Pistorius, di chiare origini italiane, la nonna di sua madre infatti era un emigrante italiana in Kenya. Ha un fratello maggiore di nome Carlo e una sorella più giovane Aimee. Una grave malformazione,assenza congenita del perone in entrambi gli arti inferiori lo costringono dopo solo 11 mesi di vita all’amputazione delle gambe dalle ginocchia in giù.
La carriera
Oscar Pistorius frequenta la High School di Pretoria e in età adolescenziale non gli viene però preclusa la possibilità di praticare sport: durante gli anni del liceo pratica il rugby nella squadra della scuola,pallanuoto,tennis a livello provinciale e poi,dopo un infortunio,gli viene consigliata l’atletica leggera per motivi di riabilitazione. Sceglierà poi di dedicarsi completamente a questa disciplina e arrivano subito i risultati. Il talento sudafricano corre con particolari protesi in fibra di carbonio denominate “Cheetah Flex-Foot” nelle competizioni per disabili categoria amputati T44. Il suo primo appuntamento ufficiale di rilievo furono le Paraolimpiadi (con il prefisso “para” si intende “parallelo” ai Giochi Olimpici) di Atene 2004 dove,il corridore non ancora diciottenne,vinse la medaglia di bronzo nei 100 metri piani e nei 200,nonostante il calo nel turno di qualifica,con un tempo record mondiale di 21,97 secondi battendo anche atleti amputati ad una sola gamba e più quotati di lui come gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure. “the fastest thing on no legs” Nel 2005 Pistorius è arrivato primo nella South African Championships nei 400 metri stabilendo in 47,34 secondi il nuovo record del mondo e ai Campionati Mondiali Paraolimpici nello stesso anno vince l’Oro nei 100 e nei 200 e, in quest’ultima distanza,batte anche il suo record precedente. Il 17 marzo 2007 stabilisce il suo nuovo record mondiale nei 400 (46,56 secondi)sempre al South African Championships Senior di atletica a Durban e ai Campionati del Nedbank per disabili fisici di Johannesburg,nel mese di aprile,diventa anche il detentore del record mondiale nei 100 e nei 200 metri con tempi rispettivamente di 10,91 e 21,58 secondi. Pistorius l’anno successivo partecipa ai Giochi Paraolimpici a Pechino nei 100,200 e 400 metri (T44).Il 9 settembre nelle batterie dei 100 stabilisce il record paralimpico di 11,16 secondi e in finale,dopo un avvio lento,si riprende e strappa l’Oro allo statunitense Singleton. Quattro giorni dopo il 13 settembre,il sudafricano fissa il record paralimpico aggiudicandosi la medaglia d’Oro anche nei 200 metri con il tempo di 21,67 secondi. Completa una fantastica tripletta il 16 settembre vincendo la medaglia d’Oro nei 400 metri in un tempo,che sarà record del mondo,di 47,49 secondi definendolo “un ricordo che resterà con me per il resto della vita”.
"You're not disabled by the disabilities you have, you are able by the abilities you have."
Grazie alla sua fantastica forza di volontà,al talento,alle particolari protesi in fibre di carbonio e ai risultati stupefacenti ottenuti sulle piste di tutto il mondo, Pistorius, ha voluto continuare il suo sogno verso mete inimmaginabili: correre tra i normodotati nelle Olimpiadi di Pechino del 2008. Fin dal 2005 infatti l’atleta esprime questo desiderio avanzando una richiesta alla IAAF (International Association of Athletics Federation).La notizia fece ben presto il giro del mondo raccogliendo stupore,entusiasmo e qualche perplessità. Il suo sogno di realizzare l’impossibile,un amputato ad entrambe le gambe che corre alle olimpiadi,ha affascinato ed incuriosito la gente ma si è scontrato con l’opposizione della Federazione.Secondo il massimo organismo di questo sport,infatti,le protesi in carbonio avvantaggiano il giovane corridore in termini prestazionali rispetto ai normali arti e questa tesi è stata confermata dopo un approfondito studio commissionato dalla stessa Federazione. Il risultato è stato che queste protesi ricevono una spinta maggiore dalla pista rispetto a delle normali gambe e quindi ad un più semplice ritorno di energia, inoltre le “pale” che usa sono più lunghe del necessario e gli permettono di percorrere più metri ad ogni passo,un doping di carbonio. Certo,l’atleta e il suo coach Ampie Louw possono ribattere che,ad esempio,le prime falcate alla partenza sono molto più difficili con le protesi e così anche le curve,per non parlare di situazioni di pioggia o di forte vento. Intanto però Pistorius si è preso qualche bella soddisfazione e il sogno di gareggiare contro i campioni normodotati si è avverato anche se non alle Olimpiadi: al Golden Gala di Roma,la sera del 13 luglio 2007,partecipa alla gara B (quella per atleti che hanno tempi cronometrici meno rilevanti)dei 400 metri. La difficoltà nello scatto alla partenza lo lasciano un po’ indietro, ma il suo passo rimbalzante alla fine esce al meglio e la rimonta si ferma al secondo posto con un incoraggiante tempo di 46,90 secondi. Più di tutto però è rimasto il grande calore con cui lo Stadio Olimpico ha seguito l’evento e la tale competitività raggiunta dallo straordinario atleta di Pretorio. La disputa sull’uso delle protesi intanto continua ad essere oggetto di discussione nelle sedi appropriate e non, il 26 marzo 2007 la IAAF modifica le proprie regole per includere il divieto di utilizzare “qualsiasi dispositivo tecnico che incorpora molle, ruote o qualsiasi altro elemento che può fornire un vantaggio rispetto ad un atleta che non usa questo tipo di dispositivo”. Nel gennaio 2008 sempre la IAAF, dopo aver incaricato per conto suo studi sul caso, ribadisce e dichiara ancora una volta “inammissibili” le protesi di Pistorius e la sua idoneità a partecipare a gare svolte nel quadro della Federazione, compresa quindi Pechino 2008, sostenendo che un atleta che utilizza queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non lo usa.
“Perdente non è chi arriva ultimo in gara, ma chi si siede e resta a guardare”
Il manager del ragazzo, Peet van Zyl, confortato da studi di esperti statunitensi asserisce che “non sono state prese abbastanza in considerazione le variabili”. Il 16 maggio 2008, a sorpresa, Pistorius è riabilitato dal TAS (Tribunale arbitrale dello sport) di Losanna a partecipare alle Olimpiadi. Nelle motivazioni che hanno portato a questa decisione si legge che “al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall’uso delle protesi”. Il TAS conclude dicendo che se in futuro la IAAF sarà in grado di dimostrare l’esistenza di un reale vantaggio la decisione verrà messa di nuovo in ???discussione.
“Vi è un diritto umano di essere sovrumano?”
Per avere la possibilità di rappresentare il Sudafrica, quindi entrare a far parte della squadra ed esser un atleta di punta sulla distanza dei 400 metri alle Olimpiade di Pechino, Pistorius, dovrà raggiungere il tempo standard di 45,55 secondi. L’occasione ancor più ghiotta poteva essere quella della staffetta 4 x 400 ottenendo un tempo di circa 46 secondi. Il 2 luglio ci prova gareggiando alla “ Notturna di Milano” ma rimane deluso ottenendo la quarta posizione e un tempo superiore ai 47 secondi. L’11 luglio ci riprova al Golden Gala di Roma, migliorando di quasi un secondo, ma il suo tempo ancora non gli permette di raggiungere la qualificazione. Dopo un settimana nel meeting di Lucerna, nonostante un tempo personale di 46, 25 secondi, fallisce la sua ultima occasione per partecipare alla gara olimpica nel 400 metri e non viene selezionato neanche per la staffetta 4 x 400 perché la nazionale sudafricana dichiara di aver 4 corridori più veloci da poter schierare. Pistorius certamente non si fermerà davanti a niente e si concentrerà con tutta la sua energia, e il suo spirito e la sua forza di volontà verso le prossime Olimpiadi di Londra nel 2012…il sogno continua! “Oscar è un simbolo, Oscar dà coraggio al mondo: a quelli come lui, partiti con un handicap, ma anche agli uomini e alle donne che hanno avuto tutto dalla Natura e bruciano tesori nel vuoto di una vita senza valori”. Un grande esempio di rinascita sportiva, soprattutto per i giovani, una figura che permette di entrare in una realtà a molti sconosciuta e facendo capire che non si deve perdere la speranza, che si può fare tutto se solo uno ci crede affondo e lotta, non bisogna rimanere a guardare.”