Switzer Kathrine

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IMMAGINI

" Tu non vuoi essere una cheerleader,
le cheerleader adorano altre persone,
tu vuoi un popolo che adori te.
Il gioco è sul campo "

Kathrine Switzer- Dichiarazione fatta in una intervista da Julie Foudie 2007 -
Ecco le parole che hanno spinto la prima Maratoneta donna a correre sempre più forte "in campo" e nella vita. Queste, come dichiara Kathrine, sono le parole che il Padre le disse, prima di iniziare il college.
Le stesse parole che lei si ripeteva come mantra per conquistare ancora un Km in più, durante quella maratona del 19 Aprile del 67' in Boston; Maratona che è servita a lei, tanto quanto a tutte le Donne Fiere di far parte del mondo sportivo. La prima Donna che affrontò con uno stratagemma i paradigmi sociali, che paradossalmente impedivano di associare l’idea di una donna ad una maratona. Idea che veniva ritenuta oltraggiosa da chiunque; molte volte anche dalle donne stesse, purtroppo, perché assoggettate ormai dalla politica e modalità di pensiero di quel periodo. Grazie ad uno stratagemma e l’appoggio, sia del suo allenatore del tempo Arnie Briggs, sia del suo ragazzo, Tom Miller; Kathrine ebbe la possibilità di partecipare e concludere regolarmente la maratona. Per portare, finalmente, davanti agli occhi di tutti la sua testimonianza sia come donna di vero spessore e valore sportivo, sia come Atleta a tutti gli effetti, escludendo qualsiasi differenza di genere. Ma torniamo per un momento indietro nel tempo e cerchiamo di capire chi era davvero Kathrine. Kathrine Switzer nata ad Amberg il 5 Gennaio 1947, figlia di un maggiore dell’esercito Americano, tornò con la sua famiglia negli Stati uniti nel 1949. Conseguì gli studi prima nella contea di Fairfax, in virginia, poi frequentò il Lynchburg college dove prese parte alla squadra di Hokey su prato. Successivamente si trasferì alla Syracuse University, nel 1967, dove studiò giornalismo e letteratura inglese. Concluse quindi gli studi nel 1968 e conseguì un master nel 1972. Infatti, proprio nel periodo degli studi universitari, alla Syracuse University la vediamo impegnata con la preparazione per la Famosa Maratona di Boston. Entrò nel college già con l’idea di volersi allenare tranquillamente, tanto che l'allenatore della squadra del college la notò subito, e la inserì nel suo gruppo di allenamento. Ma naturalmente, per quei tempi, le squadre di donne sportive eraro rarissime, così entrò in contatto diretto con Arnie Briggs. Ma, nel momento in cui lei gli disse durante alcuni allenamenti che voleva partecipare alla maratona di Boston, lui le rispose: “Qualsiasi altra corsa ma non la Maratona.” e continuò dicendole che avrebbe dovuto dimostrargli davvero di essere in grado di affrontarla, perchè lui non le avrebbe permesso di partecipare senza una resistenza fisica adeguata. Allora non le rimase altro che dimostrargli a tutti i costi la sua determinazione e di essere pronta ad affrontare l'estenuante Gara, a qualsiasi costo. Iniziarono gli allenamenti intensi, contemporaneamente mentre lei si impegnava per migliorare la sua resistenza e la sua forza fisica, Arnie cercava uno stratagemma che le avrebbe dato la possibilità di entrare nel team in piena regola. Analizzando i regolamenti, si scoprì che non c'era da specificare obbligatoriamente il genere degli atleti iscritti. Inoltre, dato che, gli allenamenti erano stati tanti e intensi, Arnei Briggs decise di aiutarla quindi la iscrisse ufficialmente insieme a lui e al team dei suoi ragazzi. Naturalmente escogitarono uno stratagemma per non far saltare all'occhio la presenza di Kathrine. Dopo aver fatto tutti gli accertamenti medici e dopo aver consegnato le carte in regola, la registrò e le fece firmare le carte come K.W. Switzer. Uno stratagemma geniale per l'epoca, i controlli non erano poi così meticolosi, alla fine bastava pagare la quota di iscrizione e avere un certificato di buona salute firmato e approvato. Ed ecco che il fatidico giorno si avvicinava e Kathrine non demordeva, era certa, sicura, magari aveva un po di "strizza" pre-gara, per il resto era determinata come sempre. Ci siamo, il 19 Aprile era arrivato, tutti erano pronti a partire, la mattina si preparò, e prima di recarsi nel luogo dello Start con Arnie, fece una telefonata a casa e avvisò i genitori, per dirgli che avrebbe corso la maratona in via ufficiale. Era giusto comunicarlo almeno a loro che le avevano dato sempre un sostegno. Arrivati allo start, vengono recuperate le pettorine, a lei era stato assegnato il 261; era li incappucciata insieme agli altri che aspettava lo sparo d'inizio; La corsa venne avviata, e dopo qualche km ,lei si tolse il cappuccio così uno degli organizzatori che si trovava sul bus , individuò una figura femminile e lo riferì subito al collega ,che in preda allo stupore misto a rabbia ferma il mezzo di trasporto e si catapultò in strada cercando di bloccare Katherine strattonandola e strappandole la pettorina. Immagine immortalata da tutti i fotografi presenti e che fece il giro del mondo. Allora fu in quel momento che lei si agitò un attimo ma riuscì ad estraniarsi da tutto quello che stava succedendo alle sue spalle, continuando a correre per la sua strada. Il ragazzo di Katherine, Tom, che correva al suo fianco, intervenne per difenderla e cercare di mandare fuori dalla pista quel famelico che si era avventato su di lei. Riuscì a spingerlo fuori e a difendere Katherine per tutto il tempo. In quel momento lei capì che concludere quella gara ormai era diventata non solo una sfida per sè, ma per tutte le donne che avrebbero voluto partecipare da sempre, ma rifiutate per la differenza di genere; O addirittura costrette a rimaner in anonimato come Bobbi Gibb che, corse l'anno precedente senza pettorina. Lei realizzò che quella stava per diventare molto più di una semplice Maratona, stava per diventare un grido di battaglia per tutti. Concluse la gara in 4h e 20 min, il suo numero 261 fece il giro del mondo. In poco tempo tutti parlavano della coraggiosa e astuta donna che si iscrisse con uno stratagemma alla Maratona. Con il passare del tempo lei continuò a correre in tanti altri eventi sportivi, insieme ad altre donne per lo sport. Fondò un'associazione tutta al femminile divenne un'icona. Finalmente nel 1972 la Maratona viene aperta ufficialmente alle donne, e successivamente gli organizzatori della Maratona di BOSTON decisero quindi di togliere dalla gara il Numero 261 per renderle omaggio. Questo atto di coraggio e fede che Katherine ha compiuto, sta a dimostrare quanto è importante credere in se stessi ma soprattutto mantenere sempre i piedi per terra e confrontarsi giorno per giorno con la realtà per riuscire ad affrontarla sempre meglio. Kathrine è potuta arrivare a questi risultati perchè ci ha creduto ed è riuscita a sbarcare nel cuore di tutti. Ha messo alla luce un lato dello sport oscurato, ovvero il lato della discriminazione femminile. E' riuscita a smuovere la situazione per la sua determinazione. Fondando successivamente anche il "261 Fearless Club Run". Ed è SENZA PAURA che concludo dicendo che la differenza non va cercate tra gli individui, bianchi, neri ,uomini o donne , ma va fatta sul campo e nella vita.

Fonti