Trapattoni Giovanni
IMMAGINI
Giovanni Trapattoni, noto con il diminutivo di “Trap” - con un passato di tutto rispetto anche come calciatore, soprattutto nel Milan - è l’allenatore più vittorioso del nostro Paese, con ben sette campionati vinti (sei con la Juventus, uno con l’Inter), due Coppe Italia (con la Juventus), una Super Coppa italiana (con l’Inter) una Coppa dei Campioni (sempre con la Juventus),una Coppa intercontinentale (con la Juventus), una Coppa delle Coppe (o Super Coppa Uefa, con la Juventus), e tre Coppe Uefa (due con la Juventus e una con l’Inter). Il suo talento come allenatore si è palesato anche all’estero. Ha, infatti, vinto altri tre campionati nazionali, rispettivamente in Germania (con il Bayern Monaco), in Portogallo (con il Benfica), in Austria (con il Red Bull Salisburgo) e una Coppa di Germania (sempre con il Bayern Monaco). È stato, inoltre, commissario tecnico della Nazionale italiana dal 2000 al 2004 e della Nazionale irlandese dal 2008 al 2013; ed è uno dei pochi sportivi ad aver vinto sia da giocatore che da allenatore tre dei più importanti trofei calcistici europei e internazionali, cioè la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Intercontinentale.
BIOGRAFIA
È nato il 17 marzo 1939 a Cusano Milanino - un piccolo comune dell’alta pianura lombarda, a nord di Milano - dove vive tuttora con la moglie Paola, romana d’origine, conosciuta durante la partecipazione alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e sposata nel 1964, da cui ha avuto due figli, Alberto e Alessandra. Suo padre Francesco era un operaio della Gerli, che, al ritorno dai turni in fabbrica, andava a lavorare nei campi per riuscire ad arrotondare il salario, mentre la madre, Romilde Bassani, (“bella e alta”, come la definisce lo stesso Trap, nel suo libro scritto con il giornalista Bruno Longhi), aiutava per mezza giornata i contadini del paese nei loro orti, per poi dedicarsi alla famiglia e ai cinque figli, Antonio, Maria (poi diventata suora), Elisabetta, Angela e Giovanni, l’ultimogenito, che fin da piccolissimo manifestò una grande passione per il calcio, con disappunto del padre, che voleva per lui un lavoro più tradizionale e tranquillo, dopo il diploma. Il futuro campione e allenatore trascorse la sua infanzia durante la Seconda Guerra mondiale e l'immediato dopoguerra, abitando con la famiglia in una porzione della cascina “Bernasciola”, condivisa con altre undici, in una condizione di ristrettezze economiche, ma di amore e rispetto, in una quotidianità caratterizzata da valori antichi e severità. Iniziate le scuole elementari a Milanino nel 1945, iniziò a lavorare come garzone, lucidando mobili e assemblando ferri da stiro, per aiutare la famiglia. Dopo aver giocato a calcio nei campetti sterrati a pochi passi dalla cascina in cui abitava, tifando per la Juventus, cominciò a giocare nel piccolo campo dell'oratorio San Martino di Cusano, distinguendosi subito per le sue doti. Concluse le elementari, frequentò i tre anni di avviamento professionale, seguendo le indicazioni familiari, ma impegnandosi sempre più per emergere nel mondo del calcio, sostenuto dal fratello maggiore, Antonio. Si fece così notare dai dirigenti della Frassati, una società polisportiva di Milano, che aveva il proprio campo di allenamento non lontano da Cusano. Il giovane Trapattoni lo raggiungeva tutti i giorni in bicicletta, dopo aver fatto il suo turno nella cartotecnica Riboldi, dove nel frattempo aveva iniziato a lavorare, tenendo fede a una promessa fatta al padre, poco incline ad assecondare la sua passione. Passò poi a giocare nella squadra del suo paese, il Cusano Milanino, ed è proprio da qui, dopo una partita amichevole giocata con i pari età del Milan, che partì la sua lunga avventura con i rossoneri. Fu, infatti, notato dal responsabile del Settore giovanile del Milan, Mario Malatesta, e a 17 anni entrò negli Allievi A della squadra rossonera. Poco tempo dopo, nel giugno 1958, esordì in prima squadra, in una partita di Coppa Italia contro il Como, riuscendo finalmente a convincere anche il padre della bontà delle sue scelte. Dopo quella partita, il padre si mostrò, infatti, per la prima volta orgoglioso dei suoi successi come calciatore, ma la gioia fu di brevissima durata, poiché morì dopo pochi giorni, stroncato da un infarto. La sua carriera da calciatore proseguì, però, senza indugi. Arrivarono, infatti, l’atteso esordio in Serie A, nel gennaio del 1960, contro la Spal, e la convocazione nella Nazionale olimpica, in partenza per le Olimpiadi di Roma, insieme ai compagni degli esordi Nicoletti e Salvadore. Di ritorno dalle Olimpiadi, fu convocato nella Nazionale maggiore, per giocare un’amichevole contro l’Austria a Napoli. La sua prima partita in Nazionale concise con l’ultima di Giampiero Boniperti, che sarà molto importante e decisivo nel suo destino di allenatore e di uomo, visto che, a distanza di anni, fu colui che lo volle alla Juventus, dando inizio a un ciclo di vittorie rimasto nella storia del club bianconero. Nel frattempo, diventò uno dei più importanti giocatori del Milan dell’epoca, allenato da Nereo Rocco, restando tra le file rossonere per quindici anni e distinguendosi per le sue doti di abile marcatore, anche in Nazionale, grazie alle quali riuscì spesso a rendere inoffensivi anche i più rinomati campioni internazionali, tra cui Eusebio e Pelè. Con la squadra rossonera vinse due scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa intercontinentale, insieme a campioni come Altafini, Liedholm, Rivera. Dopo aver lasciato il Milan nel 1971, firmò per il Varese, squadra in cui concluse la sua carriera agonistica. Ricordando una promessa fattagli dal suo amato allenatore Nereo Rocco prima di lasciare il Milan, tornò in rossonero per alcuni anni, con mansioni tecniche, collaborando prima con lo stesso Rocco e il suo vice Cesare Maldini e diventando poi, a soli 34 anni, l’allenatore della prima squadra, quando Maldini si dimise dopo una serie di partite perse in campionato. Nella stagione successiva, tornò a fare l’allenatore in seconda con il nuovo tecnico Gustavo Giagnoni e quando questi si dimise, con Nereo Rocco tornato nelle vesti di direttore tecnico, divenne l’allenatore del club. Ma nel Milan dell’epoca, con Rivera che faceva il bello e il cattivo tempo della squadra e della società, le cose cominciarono a diventare difficili. Così, con grande sofferenza, visto che il Milan era stata la sua seconda famiglia per tanti anni, facendolo crescere come sportivo e come uomo, nel 1976 capì che era arrivato il tempo di cambiare aria. Molte squadre lo avevano già contattato per diventare il loro nuovo allenatore, tra cui l’Atalanta. Ma poi arrivò la Juventus. E la sua vita e la sua carriera diventarono leggendarie, guidando la squadra dal 1976 al 1994 e segnando un decennio indimenticabile del club torinese e del calcio italiano. Proprio alla Juventus - e poi anche all'Inter - portò avanti con successo il cosiddetto modulo “a zona mista”, unendo le caratteristiche del famoso "catenaccio" difensivo italiano con quelle del "calcio totale" olandese. Come già sottolineato, fu Boniperti, nel frattempo diventato presidente della Juve e uomo di fiducia di Gianni Agnelli, a volerlo sulla panchina bianconera. Già nel primo anno alla guida del club, Trapattoni vinse lo scudetto, stabilendo il record di punti nei campionati italiani a 16 squadre: 51 su 60, quando a ogni vittoria corrispondevano 2 punti. Da allenatore della Juve, conquistò ben 6 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa europea e 1 Coppa Intercontinentale. Concluso il suo rapporto con la Juventus, nel 1986 si traferì all'Inter, diventando così il primo ad allenare le tre più importanti squadre del calcio italiano. Con l’Inter vinse lo scudetto nella stagione 1988-1989, il 13° della storia nerazzurra, con ben 58 punti su 68. Nella stagione successiva vinse la Supercoppa italiana e nel 1990-1991 la Coppa Uefa. Nel 1991 tornò ad allenare la Juventus, dove rimase tre anni, non vincendo più scudetti, ma un'altra Coppa Uefa, nel 1992-1993, arrivando così a 14 trofei vinti con i bianconeri. Si aprì qualche anno dopo la stagione delle esperienze all’estero. Nel 1994, firmò, infatti, il contratto per allenare il Bayern Monaco, con cui vinse il campionato nella stagione 1996-1997, la Coppa di Lega nel 1997 e una Coppa di Germania, nel 1998. Sempre in Germania, nel marzo 1998, tenne una conferenza stampa nel suo personalissimo tedesco, diventata famosa per l’attacco al calciatore della sua squadra Strunz e le cui immagini fecero il giro del mondo. Tornò poi per un breve periodo in Italia, per allenare il Cagliari e dal 1998 al 2000 la Fiorentina. Nel luglio del 2000 fu chiamato a sostituire Dino Zoff sulla panchina della Nazionale italiana, guidando gli azzurri alle qualificazioni per i Mondiali del 2002. La partecipazione al Mondiale si concluse però già agli ottavi di finale contro la Corea del Sud, dopo una partita caratterizzata dal pessimo arbitraggio dell'ecuadoriano Moreno. La sua Nazionale non riuscì neppure a qualificarsi per gli Europei del 2004. A conclusione dell’esperienza azzurra, diventò prima allenatore del Benfica, portando la squadra portoghese a vincere subito il campionato dopo ben 11 anni, e poi dello Stoccarda, nella stagione 2005/2006, da cui fu però poi esonerato. Nel 2006-2007 è la volta dell’Austria, firmando per il Red Bull Salisburgo, che portò a vincere il campionato. Nel 2008 diventò commissario tecnico dell'Irlanda, sfiorando la qualificazione ai Mondiali del 2010, in Sudafrica; Due anni dopo conquistò la qualificazione agli Europei del 2012, tenutisi in Polonia e Ucraina. La nazionale irlandese non riuscì a vincere nessuna partita, ma Trapattoni fu comunque riconfermato per altri due anni come guida tecnica: Lasciò nel settembre 2013, dopo aver fallito la qualificazione ai Mondiali del 2014. Fu questa la sua ultima esperienza come allenatore.
BIBLIOGRAFIA
1) G. Trapattoni - B. Longhi (a cura di), Non dire gatto – La mia vita sempre in campo, tra calci e fischi, Rizzoli Editore, Milano, 2015
SITOGRAFIA
- https://www.pianetamilan.it/giovanni-trapattoni-lallenatore-icona-biografia-e-aneddoti/
- https://www.transfermarkt.it/giovanni-trapattoni/erfolge/trainer/262
- https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Trapattoni
- https://biografieonline.it/biografia-giovanni-trapattoni
- https://biografieonline.it/biografia-giovanni-trapattoni