Vela - Fastnet
La Fastnet, regata della morte
La storia
Per gli inglesi che vanno in mare è stata la regata che ha cambiato la storia della vela. Per chi di loro l'ha corsa, un incubo urlante, freddo e crudele: immense colonne d'acqua che si infrangevano da 15, 16 metri d'altezza sui piccoli gusci in pericolo sul mare Celtico, marosi che si scaricavano insieme, da due diverse direzioni, da nord ovest e da sud ovest, in piena notte, sugli yacht più lenti e meno equipaggiati. Una tempesta anomala, certo sottovalutata, con un andamento e un'intensità che ricordava più gli uragani caraibici che non una profonda depressione alle fredde latitudini tra Irlanda e Cornovaglia. Per di più in piena estate, con un repentino e inspiegabile cambio di direzione: invece di colpire le coste francesi e basche, mutò rotta verso nord investendo buona parte della flottiglia della regata inglese per definizione, lo storico Fastnet, l'eccellenza della marineria anglosassone.
Fu l'orrore della tempesta imperfetta, "Fastnet, regata della morte", o anche "L'Armada cola a picco", così titolarono i quotidiani britannici, e questo rimandare all'antica disfatta della flotta spagnola fu anche una terribile gaffe dell'allora vincitore Ted Turner: tagliò il traguardo di Plymouth con le prime lacunose notizie della carneficina in mare aperto e dichiarò a caldo che in fondo gli inglesi avrebbero dovuto ringraziare le tempeste, altrimenti oggi tutti loro avrebbero parlato spagnolo. Battuta sepolta dal bilancio finale della tragedia: 15 skipper morti, 24 barche abbandonate, 194 (su 303 partite) ritirate. Era l'11 agosto del 1979, trent'anni fa, e la ricorrenza in Inghilterra non è stata certo dimenticata.
Da giorni, testimonial, dossier, filmati d'epoca e riti religiosi riempiono le banchine e i pub costieri tra Solent e Cornovaglia e sono il memento di consapevolezza e prudenza per i 300 yacht che, comunque sia, come dal 1925, con i colpi cannoni del Royal Yacht Squadron di Cowes, domenica prossima, a un'ora non lontana dal mezzogiorno, ma decisa non dall'orologio bensì dalla marea favorevole, si schiereranno alla partenza della progenitrice delle regate d'altura in equipaggio. Rivoluzionata, da allora, per i nuovi dispositivi di sicurezza, di comunicazione e di accuratezza delle previsioni meteo, diventati obbligatori in tutte le regate internazionali.
Ma con rotta immutata, linearmente semplice, in tutto circa 600 miglia dall'isola di Wight, in piena Manica, poi verso ovest, capo sotto il faro di Land's End e poi nord diretto e in oceano aperto per 170 miglia a circumnavigare lo scoglio del Fastnet: è la "lacrima d'Irlanda", chiamato così non perché, (o non solo) sentinella granitica di tanti naufragi atlantici, ma ultimo brandello di patria visibile dall'oceano dagli emigranti di terza classe. E dalle coste irlandesi giù di nuovo, al largo delle isole Scilly intorno al Bishop Rock, altro famoso landfall del nord Atlantico, e poi rotta d'arrivo nella baia di Plymouth, quella da cui salparono, molto etilici per l'ottimo gin locale, i padri Pellegrini e dove viveva Francis Drake quando non depredava navi in nome della Regina. Luoghi e nomi da abbecedario dell'epopea navale britannica.
Domenica, dunque, la Rolex Fastnet Cup moderna ripercorrerà quelle rotte, solita predominanza di iscritti inglesi e francesi, ma con anche qualche vessillo italiano, su tutti la prima volta di Giovanni Soldini sul suo Telecom Italia, con Pietro D'Alì, Corrado Rossignoli e Franco Manzoli, e una "Luna Rossa" di Patrizio Bertelli, lo Stp65, timonato dall'olimpionico Robert Scheidt. E altri italiani sono arruolati in barche anglosassoni, come il manager Luca Rubinelli e l'ingegnere aerospaziale Filippo Mattioni. In tutto una quindicina, tra oltre 2.500 regatanti. E con il palmares che ricorda un grande nome italiano, Giovanni Agnelli, che col suo Stealth vinse in tempo reale nel 2001.
L'Avvocato non era a bordo ma accolse l'equipaggio come un tifoso da curva, su una navetta noleggiata. Favorito nell'edizione 2009 (col fantastico record dell'Icap Leopard di 1 giorno, 20 ore e 18 minuti nell'edizione 2007, l'unica nella storia ad essere rinviata di un giorno per un avviso di burrasca simile a quella del '79) il Tonnerre de Breskens del progettista olandese Piet Vroon. "Ne ho già corse una ventina. Una l'ho vinta, ma due anni dopo finii al 237 ° posto. Succede sempre qualcosa di molto diverso da ciò che t'aspetti".
Per questo riparte. Le previsioni meteo di quest'anno? Per ora vedono oceano buono, quello che ti lascia passare. Ma resta l'azzardo. E con i capricci delle maree che tradiscono le tecnologie più spinte, non è inusuale che forti correnti contrarie abbiamo costretto barche-bolidi in piena Manica, a buttare l'ancora come gozzetti a Ferragosto.
(7 agosto 2009)
Tratto da:
https://www.repubblica.it/2009/05/rubriche/la-storia/tragedia-fastnet/tragedia-fastnet.html