Arcari Bruno

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IMMAGINI

Bruno Arcari (Atina, 1° Gennaio 1942) è un ex pugile italiano. È considerato da vari autori specializzati il più forte pugile d'Italia di ogni tempo. Schivo e dedito ad una boxe fatta solo di concretezza, che poco concedeva allo spettacolo, era un antidivo per eccellenza. Anche da campione del mondo sfuggì ai giornalisti e alla pubblicità e, di conseguenza, alla popolarità che, in considerazione dei suoi successi, avrebbe potuto facilmente raccogliere.

Gli inizi


Trasferitosi in giovane età a Genova, dove iniziò a frequentare una palestra locale, Arcari Bruno fu un ottimo pugile dilettante. Campione italiano, non riuscì a partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 a causa di una ferita subìta in un precedente incontro. Già tra i pugili in maglietta, gli avversari più smaliziati sapevano che l'unico modo per batterlo era quello di causare l'interruzione dell'incontro rompendogli le sopracciglia a testate.
Esordì come professionista l'11 novembre 1964 con una sconfitta. Di nuovo l'avversario di turno, in seria difficoltà, lo colpì con una testata procurandogli una ferita. L'arbitro, invece di squalificarlo, interruppe l'incontro al 5° round. Arcari, benché inequivocabilmente in vantaggio ai punti, fu battuto in un match che altrimenti non avrebbe avuto storia.
Dopo 10 vittorie consecutive, il fatto si ripeté il 10 agosto 1966 contro Massimo Consolati, con il titolo italiano dei welter junior in palio: l'arbitro interruppe l'incontro per ferita al 10° round, benché Arcari, sanguinante da un sopracciglio, fosse in evidente vantaggio.
Da lì in poi, Arcari imparò a gestire le scorrettezze degli avversari e non perse più un incontro degli altri 61 disputati: ne vinse 57 consecutivi, pareggiando solo nel quartultimo contro Rocky Mattioli, che di lì a un anno sarebbe diventato campione del mondo dei superwelter, vincendo anche gli ultimi 3.
Quattro mesi dopo la seconda e ultima sconfitta da professionista, subita in modo verosimilmente sleale, Arcari incontrò nuovamente Consolati che, per evitare il peggio, al 7º round si fece squalificare per i soliti tentativi di testate. Arcari divenne così campione italiano dei welter junior.

Campione d'Europa


Il 7 maggio 1968, dopo varie difese del titolo italiano senza storia, Arcari incontrò a Vienna l'idolo locale, il campione europeo, nonché miglior talento mai sfornato dalla boxe austriaca, Johann Orsolics. Considerato sfavorito, Arcari costrinse l'arbitro a fermare l'incontro al 12° round per KOT, prima che Orsolics finisse al tappeto. Anche le successive 4 difese del titolo europeo furono a senso unico: Arcari le concluse con altrettanti KO.

Campione del Mondo


Il 31 gennaio 1970, finalmente, non avendo più avversari in Europa, gli fu data la possibilità che non gli si poteva più negare, quella di combattere per il titolo mondiale. Il campione in carica era il filippino Pedro Adigue.
L'inizio difficile sembrò confermare i pronostici: come al solito erano in pochi a credere nelle possibilità di un pugile fatto solo di sostanza e volontariamente sprovvisto di presenza scenica. Arcari ebbe una insolita crisi iniziale, incassò un colpo, dopodiché si avviò in completa sicurezza, alla vittoria. Adigue fu sconfitto ai punti in 15 round con verdetto unanime.
Arcari mantenne il titolo fino al 16 febbraio 1974 quando, imbattuto, lo lasciò vacante per passare alla più pesante categoria dei welter.
In quattro anni, dopo aver conquistato il titolo, lo aveva difeso per 9 volte, dimostrandosi assolutamente superiore a qualsiasi avversario al mondo.
Bruno Arcari difende vittoriosamente il titolo mondiale contro Everaldo Costa Azevedo (Torino, 1972).

Vita dopo la boxe


Al termine della carriera, Arcari si ritirò con la discrezione che gli era caratteristica, proseguendo a vivere in Liguria con la propria famiglia, nella Riviera di Levante. È rimasto comunque legato al mondo della boxe, essendo oggi il presidente onorario della Pugilistica Spezzina. Una carriera straordinaria a cui manca solo la medaglia olimpica. Eppure a Tokyo ‘64 era il grande favorito, ma, al primo turno per ferita contro il keniano Alex Oundo, perse un match che stava dominando. «Potevo sicuramente andare avanti - racconta Arcari - ma l´arbitro era polacco ed il match dopo avrei per l´appunto dovuto incontrare un pugile polacco...». Le sopracciglia sono state il suo tallone d´Achille. Perse per ferita anche il primo incontro da professionista contro il carneade Franco Colella. «Un giorno - racconta il giornalista Rocky Giuliano - incontrai Colella e gli chiesi perché mai non avesse concesso la rivincita a Bruno. "Semplice - mi rispose - Quanti possono dire di aver battuto Arcari? L´ho anche scritto sul mio biglietto da visita...". E ne tirò fuori uno dalla tasca». « Non avendolo molto amato, la gente lo ha subito dimenticato; avendolo dovuto sopportare, molti critici non lo hanno più cercato. Bruno Arcari è rimasto nei suoi silenzi e nelle sue abitudini, ma è stato, nella storia moderna del nostro pugilato, l'unico imbattibile. » (Franco Dominici)

Vedere anche


Bibliografia


  • Bruno Arcari (pugile)
  • Wikipedia
  • Bruno Arcari, una vita sul ring:La storia del pugile romano diventa un libro di Pier Cristiano Torre, 20 Maggio 2008