De Piccoli Francesco
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Francesco De Piccoli detto Franco (e detto anche“il Pugile che aveva paura soltanto della mamma”) è un ex pugile ritiratosi nel 26 Dicembre del 1965, dopo aver consacrato la sua carriera con la vittoria della finale olimpionica contro il Sudafricano Daniel De Bekker a Roma nel 1960, primo peso massimo nella storia italiana ad aver vinto l’oro a giochi. Insieme a lui nelle altre categorie complessivamente ci sono stati 7 podi tra cui: 1 Medaglia di bronzo per Saraudi – 3 Argento per Zamparini, Lopopolo e Bossi – 3 d’Oro per Musso, Benvenuti e De piccoli.
Curiosità
Il suo modo di combattere era caratterizzato da un tema unico e micidiale, improntato su una inesauribile potenza che approcciava con il destro così da raggiungere la distanza perfetta per sferrare colpi, potenti e veloci allo stesso tempo, con il suo sinistro.
Complessivamente nella sua carriera ha collezionato su un totale di 41 incontri 37 vittorie, di cui 29 vinti per KO e 4 sconfitte.
Storia e raggiungimento del titolo olimpionico
Francesco nasce nel 29 Novembre del 1937 ed è cresciuto in una zona di campagna del Veneziano.
Alla tenera età di 3 anni aveva rischiato di morire per un fibroma alla nuca. La madre non dandosi per vinta, dopo che era stato ritenuto inoperabile, lo porta da altri medici all’ospedale civile di Venezia riuscendo così a salvarlo. Sviluppò una forte passione per il calcio abituandosi a giocare con il sinistro, lato che sarà lo stesso più avanti nella box. Con il passare degli anni capì che non era la sua vera vocazione e provò nel ciclismo, sport nel quale non si sentiva a suo agio data la sua prestanza fisica rispetto alla media.
Molti erano i suoi hobby tra i quali spiccava maggiormente quello del ballo infatti, attività molto popolare nella zona di Venezia in quel periodo. Ogni sabato sera aveva appuntamento al “Bagiggi” di Spinea, locale in cui fu notato presto dal proprietario, il quale era solito a organizzare appuntamenti di pugilato.
Egli gli propose di provare e nel 6 Marzo nel 1955 Franco fece il suo primo match, vincendo di KO dopo solo 40 secondi. Da qui il percorso fu tutto in “discesa”: dopo la vittoria di una serie di incontri qualche piccole sconfitta, ma rivincite su queste che gli permisero di approdare in maglia azzurra nel ’57.
In ritiro dal 10 al 25 luglio a Roccaraso per la preparazione della ormai alle porte Olimpiade, aveva trovato la pace con allenamenti intensi, con qualche svago e tempi tranquilli, ma nascondendo un suo “piccolo” infortunio alla mano destra. Nonostante questo ripeteva a se stesso: “A me basta il sinistro! “ , e infatti proprio all’esordio mandò al tappeto il suo primo avversario con un violento montante dopo appena 90 secondi dal suono della prima ripresa. E fu qui che giurò di arrivare alla fine dei Giochi con la medaglia d’oro al collo.
Per sorteggio come secondo avversario ebbe Andrey Vasilyevich Abramov detto “l’orso russo”. Con lo sguardo di ghiaccio, possenti fasci muscolari, il favorito per il titolo: era temuto per i suoi 300 match di esperienza e per aver vinto l’europeo per ben due volte ma, lui non lo temeva affatto! L’incontro incominciò e l’italiano si trovò subito in netto vantaggio. Abramov per recuperare effettua una serie di attacchi alla cieca e proprio in quel momento Franco sferra un gancio potentissimo alla milza. Il russo cade a terra! L’arbitro lo conta fino a 8 ma viene salvato dal gong della fine della prima ripresa. Inizia il secondo round e il russo ricomincia a combattere con forte rabbia ma, dopo 3 intense riprese la vittoria è dell’italiano.
Approdato con questa vittoria in semifinale, vince anche contro il cecoslovacco Josef Nemec con evidente differenza, tantoché il rivale per ridurre i danni che poteva procurargli l’italiano ricorreva molto spessa al clinch.
Nel 2004 il giornalista e scrittore Valter Esposito ha scritto un libro che ne racconta la storia, intitolato “Francesco De Piccoli storia di una medaglia d'oro” (edizioni Il Prato).
Alla sua presentazione, Francesco afferma: «Sono passati quasi 45 anni da quella medaglia e vedere qui per me tutta questa gente è emozionante. Io volevo diventare qualcuno non ricco, semplicemente qualcuno, e il pugilato mi ha dato questa possibilità. Si parla tanto di questa disciplina e spesso la si condanna. Nel pugilato c'è il rispetto dell'avversario, prima, durante e dopo il match».
Finita la carriera di pugile ha fatto l'istruttore di guida nella propria autoscuola "Fracaro" a Venezia, ora del figlio.
Ha recitato anche come protagonista nell'episodio “Quasi due metri “della serie televisiva “Quattro delitti”, trasmesso dalla RAI nel 1979.
Adesso, pensionato, ma sempre in ottima forma fisica come ai tempi dell'oro olimpico, viene spesso invitato a manifestazioni sportive come ospite d'onore.
La Finale
Solito dialogo all’angolo azzurro.
-Franco, hai paura?
«No, signor Rea. Difendo l’Italia.»
-Vai e faje vedè chi sei
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Dopo soli 40 secondi manda al conteggio il sudafricano con una combinazione velocissima si gancio sinistro e diretto destro in pieno volto.
Bekker cerca di riprendere lucidità e fa segno all’arbitro che riesce a continuare, ma non tanto tempo passa che viene travolto da una scarica di pugni al volto e al busto ritrovandosi a terra dopo 90 secondi. Knock out!!!!!
L’italiano era campione olimpionico.
Soprannome
"Franco"